CRIPTOVALUTE: COSA CAMBIA CON LA LEGGE DI BILANCIO 2026

CRIPTOVALUTE: COSA CAMBIA CON LA LEGGE DI BILANCIO 2026

La Legge di Bilancio 2026 segna un passaggio importante nel modo in cui l’Italia regola e tassa le attività digitali. Dopo anni in cui le criptovalute erano considerate un territorio “di confine”, poco inquadrato e spesso complesso da interpretare, la nuova normativa introduce criteri più chiari, distinzioni tra diverse tipologie di token e un regime fiscale più strutturato.

Ma prima di capire cosa cambia, è fondamentale chiarire cosa sono i token, perché la manovra ruota proprio intorno alle loro diverse categorie.

Che cosa sono i token?

Nel mondo della blockchain, un token è una rappresentazione digitale di un valore, registrata su un registro decentralizzato e trasferibile in modo sicuro senza intermediari.

Non tutti i token sono uguali: esistono diverse categorie, ognuna con funzioni e impatti fiscali diversi.

1. Token di pagamento (es. Bitcoin)

Sono le “criptovalute classiche”:

  • non rappresentano un bene reale;
  • il loro valore è determinato dal mercato;
  • vengono utilizzate come mezzo di scambio, riserva di valore o asset speculativo.

Sono anche i più volatili.

2. Utility token

Danno accesso a un servizio o a una piattaforma.
Esempi: token che permettono sconti, funzionalità premium o utilizzo di applicazioni decentralizzate.

Hanno una funzione “tecnica” e non finanziaria, ma possono avere valore economico.

3. Security token

Assomigliano a strumenti finanziari:

  • rappresentano quote, diritti patrimoniali, partecipazioni;
  • sono sottoposti a normative simili a quelle dei mercati tradizionali.

La loro tassazione può essere molto specifica.

4. Stablecoin

Sono token progettati per mantenere un valore stabile.
La stabilità si ottiene ancorando il token a:

  • una valuta (come il dollaro o l’euro),
  • un paniere di asset,
  • riserve garantite.

I token ancorati all’euro sono una categoria particolarmente rilevante per la Legge di Bilancio 2026.
Si tratta di token che valgono esattamente un euro, perché un ente regolamentato detiene riserve equivalenti.

Sono molto più simili a una “moneta elettronica” che a una criptovaluta tradizionale, e per questo il legislatore li tratta diversamente.

Cosa cambia con la Legge di Bilancio 2026?

La manovra introduce una novità fondamentale: la tassazione non è più unica per tutte le criptovalute, ma cambia in base alla tipologia di token.

1. Criptovalute tradizionali: Aliquota al 33%

Per Bitcoin, Ethereum, altcoin e token volatili:

  • la plusvalenza viene tassata al 33% a partire dal 2026;
  • non esiste più una soglia minima di non imponibilità;
  • ogni guadagno, anche modesto, entra nel regime fiscale.

La scelta del legislatore è chiara: queste attività sono considerate più rischiose e speculative.

2. Token ancorati all’euro: Aliquota al 26%

I token “stabili”, legati all’euro, conservano un’aliquota più favorevole:

  • tassazione delle plusvalenze al 26%;
  • regime simile a quello della moneta elettronica.

Il messaggio è evidente: incentivare strumenti più controllati, meno volatili e più conformi alle regole europee (come quelle del regolamento MiCAR).

3. Eliminazione della soglia dei 2.000 euro

In passato, le plusvalenze sotto i 2.000 euro non erano tassate.
Dal 2026: tassabile tutto, senza soglie.

4. Più controlli e più trasparenza

La manovra introduce:

  • maggiore tracciabilità delle operazioni,
  • vigilanza sui soggetti che emettono token,
  • responsabilità più chiare per piattaforme e operatori.

L’obiettivo è ridurre evasione, riciclaggio e utilizzo improprio delle cripto-attività.

La Legge di Bilancio 2026 non demonizza le criptovalute, ma le porta dentro un quadro normativo più chiaro e strutturato.
La vera novità è la distinzione tra token volatili e token ancorati all’euro: una scelta che spinge verso strumenti più stabili e regolamentati.

Dott.ssa Maria Teresa Minervini