LE NUOVE LIMITAZIONI ALLE COMPENSAZIONI NELLA LEGGE DI BILANCIO 2026

LE NUOVE LIMITAZIONI ALLE COMPENSAZIONI NELLA LEGGE DI BILANCIO 2026

La Legge di Bilancio 2026 introduce una serie di interventi mirati a contrastare l’utilizzo improprio dei crediti d’imposta in compensazione. Si tratta di un pacchetto di norme che ha un impatto significativo sulle modalità con cui contribuenti e imprese potranno utilizzare i propri crediti fiscali per pagare imposte e contributi.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare il controllo sull’uso delle compensazioni e prevenire frodi, ma molte associazioni di categoria segnalano già rischi importanti per la liquidità delle aziende.

La prima modifica sostanziale riguarda il limite oltre il quale non è più possibile compensare crediti tramite modello F24 se si hanno debiti iscritti a ruolo.
Il tetto, che in passato era fissato a 100.000 euro, viene dimezzato a 50.000 euro.

In pratica:
chi supera questa soglia non potrà utilizzare i propri crediti d’imposta per abbattere debiti di altro tipo finché non avrà ridotto il debito residuo sotto il nuovo limite.
Questa misura punta a evitare che chi è fortemente indebitato continui a utilizzare crediti fiscali senza affrontare le partite debitorie più rilevanti.

La novità più incisiva è però un’altra:


dal 1° luglio 2026 non sarà più possibile utilizzare crediti d’imposta di natura agevolativa (come quelli derivanti da bonus edilizi, credito d’imposta per investimenti, transizione 4.0, ricerca e sviluppo, ecc.) per compensare contributi previdenziali e premi assicurativi.

Questo significa che i crediti “non dichiarativi” — cioè quelli che non derivano direttamente da dichiarazioni fiscali periodiche — non potranno più essere usati per pagare:

  • contributi INPS dei dipendenti o dei titolari;
  • premi INAIL;
  • altri obblighi contributivi o assistenziali normalmente saldabili con F24.

Il divieto riguarderà anche i soggetti che hanno acquisito il credito tramite cessione: chi acquista il credito, quindi, non potrà servirsene per abbattere il costo del lavoro.

Ma quali sono i motivi alla base della stretta?

La ratio delle nuove misure è duplice:

  1. Ridurre le compensazioni indebite, fenomeno ancora diffuso soprattutto nel campo dei crediti agevolativi.
  2. Rendere più controllabile e verificabile il sistema dei crediti: molti di essi, specie se frutto di cessione, transitano fuori dai canali tradizionali e diventano più difficili da monitorare.

Il legislatore punta dunque a limitare gli ambiti in cui tali crediti possono essere utilizzati, mantenendo un maggiore controllo sul loro impiego.

Cosa cambia davvero per imprese e professionisti

Le reazioni non si sono fatte attendere. Le principali criticità riguardano:

● Riduzione della liquidità delle imprese

Molte aziende — in particolare piccole e medie — utilizzano da anni la compensazione dei crediti per alleggerire il peso contributivo mensile.
Con il nuovo divieto, tali imprese potrebbero trovarsi costrette a pagare contributi “cash”, con prevedibili tensioni di liquidità.

● Problemi per chi opera nell’edilizia e nell’impiantistica

Le imprese che hanno accumulato crediti derivanti dai bonus edilizi saranno tra le più colpite.
Il valore dei crediti potrebbe risultare meno utile e, in alcuni casi, perfino svalutarsi.

● Incertezza sulla fase transitoria

Non è ancora del tutto chiaro se i crediti già maturati — e magari già ceduti — potranno essere utilizzati secondo le vecchie regole anche dopo luglio 2026.
L’assenza, al momento, di una disciplina transitoria esplicita rischia di creare incertezza e contenziosi.

● Maggior peso dei controlli preventivi

La stretta potrà far emergere numerosi casi in cui la compensazione viene scartata dall’Agenzia delle Entrate, obbligando aziende e professionisti a rivedere procedure e tempistiche.

La manovra 2026 segna, dunque, un punto di svolta: il sistema italiano delle compensazioni fiscali, per anni molto ampio e flessibile, viene ora indirizzato verso un modello più rigido e selettivo.


Dott.ssa Maria Teresa Minervini