Il governo è pronto a richiedere l’intervento delle sezioni Unite della cassazione per determinare un orientamento nelle decisioni dei giudici circa la cedolare secca a imprese. Lo ha riferito il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti nel corso di un’interrogazione in commissione finanze del Senato sull’interpretazione restrittiva dell’Agenzia delle entrate. Con le recenti sentenze n. 12076 e 12079 del 7 maggio 2025 la Corte di Cassazione ha, infatti, ribadito che la cedolare secca può essere applicata anche nei contratti di locazione a uso abitativo stipulati con imprese o lavoratori autonomi, purché l’immobile mantenga la sua destinazione abitativa. Questo orientamento si pone in contrasto con quanto finora sostenuto dall’Agenzia delle Entrate, che aveva escluso tale possibilità.
La Corte ha confermato che l’importante è che l’immobile sia ad uso abitativo. Non ha rilevanza il fatto che il conduttore sia un’impresa o un libero professionista, ma conta solo che il locatore sia una persona fisica e che non agisca nell’ambito di attività di impresa o professione. In concreto, questo significa che può essere applicata la cedolare secca anche se l’affitto è stipulato con una società, ad esempio per ospitare un dipendente o un amministratore (uso foresteria).
L’Agenzia delle Entrate ha sempre escluso la cedolare secca in questi casi, seguendo la sua interpretazione della Circolare 26/E del 1° giugno 2011. Ad oggi anche se l’applicazione della cedolare secca nei contratti con imprese è giuridicamente legittima secondo la Cassazione, l’Agenzia non ha ancora aggiornato l’applicativo RLI: se si inserisce una partita IVA come conduttore, non è possibile scegliere l’opzione della cedolare.
