Dal 2025 chi decide di dimettersi volontariamente da un contratto a tempo indeterminato, se nei successivi 12 mesi viene licenziato da un nuovo lavoro, potrà accedere alla Naspi solo con almeno 13 settimane di contribuzione nel nuovo impiego. Diversamente, dovrà attendere il passaggio di un anno dalle dimissioni per far valere i contributi versati negli ultimi quattro anni. L’emendamento inserito nella Manovra ha lo scopo di arginare la possibilità di dare le dimissioni seguite da impieghi brevi, utili solo a ottenere il sussidio. Fino ad oggi, infatti, se dopo le dimissioni il lavoratore trova subito un nuovo impiego, anche solo di poche settimane, al termine di quest’ultimo può tornare a prendere i 24 mesi di Naspi.
L’importo dell’indennità resta legato alla retribuzione media degli ultimi quattro anni. Se il reddito è sotto la soglia fissata per il 2024 (1.425,21 euro), l’assegno è pari al 75% di questa media. Sopra quella cifra, si aggiunge il 25% della differenza. Dal 91esimo giorno l’importo cala del 3% ogni mese. La Naspi dura la metà delle settimane lavorate nei 4 anni precedenti.
Si ricorda, infine, che quando un datore di lavoro licenzia un dipendente deve provvedere a versare il ticket licenziamento, cioè un corrispettivo dovuto per finanziare la Naspi del lavoratore. Per il 2024, tale ticket è pari a 635,67 euro per ogni anno di servizio svolto presso lo stesso datore di lavoro. Esiste però un tetto massimo di 1.916,01 euro a carico di chi licenzia un dipendente assunto da oltre 3 anni.
