E’ stata approvata dalla Commissione industria, ricerca ed energia (Itre) del Parlamento europeo, ora in attesa di approvazione da parte della sessione plenaria del 13-16 marzo a Strasburgo, la Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (case green). In base alle disposizioni gli edifici residenziali dovranno raggiungere una classe di prestazione energetica minima di tipo E entro il 2030 e D entro il 2033, allo scopo di raggiungere le zero emissioni del settore edilizio entro e non oltre il 2050. Restano esclusi edifici storici, seconde case, luoghi di culto o edifici con una superficie inferiore a 50 metri quadrati.
Ogni Paese può decidere di esentare anche alcuni immobili di edilizia residenziale sociale, nel caso in cui gli interventi necessari all’adeguamento comportino un aumento dei canoni di locazione. Inoltre, gli Stati membri potranno informare l’Unione europea di eventuali motivi oggettivi e validi per impedire il salto di classe energetica di un immobile (come, ad esempio, il rincaro delle materie prime o l’impossibilità a reperire manodopera qualificata) e fermarsi a un livello che sarà tecnicamente possibile raggiungere. La normativa parla anche di edifici non residenziali di proprietà pubblica: in questo caso, la classe «E» deve essere raggiunta entro il 2027, la «D» nel 2030 e l’obbligo di realizzare nuovi immobili a neutralità assoluta in termini di emissioni è anticipato al 2028.
Finora ogni Paese dell’Eurozona ha adottato una classificazione energetica propria, di competenza nazionale. Quindi, le categorie proposte a livello europeo non necessariamente equivarranno a quelle attualmente in vigore in Italia. Infatti, con l’eventuale approvazione della direttiva sulle «case green», l’Unione europea ha l’obiettivo di uniformare le performance energetiche degli immobili di tutti gli Stati membri all’interno di una scala standard. Gli estremi saranno la classe «A», che comprenderà le abitazioni in grado di soddisfare il target delle zero emissioni, e la classe «G», che rappresenterà le peggiori prestazioni energetiche.
Per quanto riguarda l’installazione di impianti a energia solare sui fabbricati il termine è fissato al 31 dicembre 2028. Inoltre, da quando sarà recepita la direttiva scatterà anche il divieto di utilizzo di sistemi di riscaldamento alimentati con combustibili fossili (ad esempio, le caldaie a gas ma non impianti ibridi o caldaie alimentate con fonti rinnovabili) nella costruzione di nuovi edifici ma anche nella ristrutturazione di quelli già esistenti.
