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Nel
decidere di cambiare radicalmente un istituto come il sistema
fiscale italiano, che ha rappresentato per decenni un punto fermo
dell'ordinamento statale, è necessario in primo luogo analizzare e
confrontare i princìpi del vecchio con quelli che stanno alla base
delle nuove proposte.
Solo
così è davvero possibile comprendere le motivazioni di base,
l'impatto, gli effetti e i vantaggi che un progetto di così ampio
respiro potrà avere sulla società civile.
La
tassazione dei redditi
La
Tassazione dei Redditi è l'asse portante, il fondamento principale
dell'attuale sistema fiscale, introdotta in Italia in modo massiccio
all'inizio degli anni ’70, con grandi speranze. Partendo da quegli
anni, il nostro sistema tributario si è via via evoluto in negativo
diventando uno dei più evidenti indicatori del dissesto morale e
politico dell'amministrazione statale.
I
reali princìpi che l'hanno animato sono stati soprattutto tre:
l'oppressione impositiva, l'irresponsabilità e il centralismo.
L'oppressione
impositiva ci ha portato a uno Stato sovrano assoluto, con il
cittadino suddito obbediente. In questa visione distorta, lo Stato
ha il potere di imporre nuove tasse quando ne ha bisogno, a
prescindere dai servizi che è in grado di garantire ai cittadini.
Sembra anzi che questi servizi vengano erogati, se mai lo sono, per
graziosa concessione dello Stato e non perché questo sia un suo
preciso dovere.
L'irresponsabilità
ha rappresentato forse la prima causa di un debito pubblico di
dimensioni gigantesche. Sembra che gli amministratori debbano essere
serviti dai cittadini, invece che essere loro stessi al servizio
della comunità. Quando i denari pubblici vengono sperperati, è
impossibile o difficilissimo individuare un responsabile, mentre la
corruzione regna sovrana. I cittadini non riescono a individuare
nello scenario politico chi veramente ha fatto qualcosa di buono;
dunque chi viene votato, nella migliore delle ipotesi lo è in base
a speranze od opinioni, più che per ciò che ha concretamente
fatto.
Il
centralismo infine è la negazione di ciò che uno Stato moderno
dovrebbe fare. Lo Stato cerca di amministrare tutto, senza
riuscirci. Il controllo del territorio è impossibile e ciò
favorisce un degrado ambientale, che appare spesso inarrestabile. La
motivazione principale dello Stato sembra essere quella di
controllare a chi vanno a finire i grossi appalti pubblici, più che
il reale benessere dei cittadini.
Se
pensiamo che tutto questo ci ha regalato uno Stato che sembra essere
contro i cittadini, una burocrazia incompetente e arrogante,
l'egoismo, la confusione e l'imposizione di una solidarietà alla
quale tutti cercano di sottrarsi, non ci possiamo meravigliare che
ci sia una continua scarsità di quel lavoro che solo a parole viene
tutelato dalla Costituzione.
La
tassazione dei consumi
Un
sistema fiscale veramente nuovo, al passo con i tempi e adeguato
alla concezione democratica di Stato moderno dovrebbe essere basato
sulla Tassazione dei Consumi.
Paradossalmente
possiamo affermare che tali princìpi ispiratori vengono da lontano
nel tempo. Siamo infatti in pieno Illuminismo quando Montesquieu nel
suo "Spirito delle leggi" sosteneva che le tasse sulle
merci erano tipiche di uno Stato libero, mentre le tasse sulle
persone caratterizzavano lo Stato dispotico.
La
correttezza di questo concetto è stata poi convalidata dal pensiero
di David Hume, di Adam Smith e più recentemente anche dallo stesso
Einaudi, così spesso citato a sproposito in questo ultimo decennio.
Tuttavia,
da allora non possiamo dire che questi princìpi abbiano avuto
un'applicazione pratica effettiva e completa. Ma riteniamo sia
nostro dovere, e dovere di chiunque aspiri ad una società migliore,
basata su princìpi di libertà autentica per tutti gli uomini,
cercare di realizzare un sistema fiscale che «…riconosce e
garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia
nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…», che
si adoperi per « …rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione
politica, economica e sociale del Paese» e che «.…riconosce a
tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di
svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta,
un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o
spirituale della società.» (Artt. 2, 3, 4 della Costituzione).
Al
contrario di ciò che sta succedendo oggi nel Paese, un nuovo
sistema fiscale dovrebbe essere caratterizzato dai princìpi del
beneficio, della responsabilità e del decentramento. Concetti assai
più positivi e in grado di favorire finalmente la prosperità dello
Stato e dei suoi cittadini.
Ogni
tassa deve essere istituita e pagata, solamente in cambio di un
servizio a beneficio di colui che la paga o della comunità a cui il
contribuente appartiene. In questo modo lo Stato è al servizio dei
cittadini: l'unico vero motivo per cui uno Stato esiste.
Inoltre
un'autentica idea di responsabilità dovrebbe essere alla base
dell'attività dei pubblici amministratori, che un sistema fiscale
degno di questo nome dovrebbe favorire e non impedire. Un
amministratore dovrebbe essere al servizio dei cittadini che
amministra. E i cittadini dovrebbero essere in grado di verificare
l'operato di chi li governa, soprattutto valutando come hanno speso
le tasse da loro pagate in qualità di contribuenti.
Quando
il dieci maggio del ’91 il governo Andreotti firmò il trattato di
Maastricht, sottoscrisse anche il princìpio di sussidiarietà, in
base al quale si fa a un superiore livello di governo solo ciò che
non può essere fatto in modo ottimale a un livello inferiore.
Sussidiarietà non è che l'enunciazione teorica di base del
decentramento, princìpio sancito dalla Costituzione con
l'istituzione delle Regioni, ma disinvoltamente ignorato per più di
cinque decenni. Con esso vi è un controllo reale ed efficiente del
territorio e di conseguenza viene garantito un effettivo benessere
dei cittadini.
E
si attuerebbe una società in cui lo Stato è per i cittadini e di
cui i cittadini sono veramente parte, in cui la burocrazia è
efficiente ed è al servizio della gente. Sembra fantascienza, ma è
possibile: con un sistema fiscale nuovo, basato sui princìpi
semplici appena descritti.
Solo
in questo modo una vera solidarietà potrà consapevolmente
diventare patrimonio di tutti gli italiani. E cesseremo di
preoccuparci della disoccupazione, perché il lavoro verrà favorito
con i fatti, non solo con le parole, come molti in Italia hanno
fatto in questi ultimi anni.
Se
queste idee così semplici e naturali verranno capite nella loro
genuina essenza, l'attuazione pratica di un nuovo Fisco diventerà
molto facile, una conseguenza quasi automatica.
Le
regole, le percentuali e i meccanismi saranno solo gli strumenti che
gli esperti della materia ci metteranno a disposizione per
raggiungere un obiettivo di partecipazione, di equità e di
benessere per tutti.
Considerazione
finale
Il
punto cardine di una riforma fiscale costruttiva consiste nel fatto
che la ricchezza prodotta dal lavoratore e dalle imprese costituirà
una fonte di entrata per lo Stato quando verrà spesa. La ricchezza
non viene tassata quando viene prodotta, ma quando si manifesta, cioè
al momento dei consumi.
Un
tale progetto fiscale intende in primo luogo restituire al
contribuente quella dignità di cittadino, che decine di migliaia di
leggi e provvedimenti fiscali complicati, confusi e soffocanti hanno
quasi cancellato. Intende inoltre riconoscere a tutti i cittadini il
diritto al lavoro e promuovere le condizioni che rendano effettivo
questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le
proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una
funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della
società, libero di poter decidere della propria vita, del proprio
tempo e dei propri averi, e non, come ora, "imprigionato"
in oltre duecento tasse, impossibilitato di fatto a godere dei
frutti del proprio lavoro poiché tali frutti vengono in larga
misura "prelevati" in modo coatto dal Fisco, impegnato per
buona parte del proprio tempo a risolvere il problema del dover
pagare le tasse, lasciato con un'unica possibilità (promossa dallo
Stato stesso): poter vincere a una delle lotterie gestite, manca a
dirlo, da quello Stato-sovrano che, di fatto, regola ad arte ogni
nostra azione ed ispirazione.
È
ora di cambiare. Non è una faccenda di destra o sinistra, di rossi
o bianchi. Si tratta della mera sopravvivenza di tutti quanti noi.
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